Comune di Roccamorice

Storia del comune

ROCCAMORICE: CENNI STORICI

 

Il paese di Roccamorice, all’interno del Parco Nazionale della Majella e della Comunità Montana Majella e Morrone-Zona L, è un piccolo centro di media montagna della provincia di Pescara.
Il suo territorio ha una forma allungata sul versante settentrionale del massiccio della Majella, da Nord-Ovest (con quota minima di 223 m. s.l.m.) a Sud-Est (con quota massima di 2050 m. s.l.m.); la superficie totale è di 24,65 km quadrati.
Confina a Nord-Est con i comuni di Lettomanoppello (PE) e Pretoro (CH), ad Ovest e Sud-Est con Abbateggio (PE), a Sud con Caramanico Terme (PE) e Sud-Est con Pennapiedimonte (CH).
Il territorio è perfettamente individuato da confini naturali, rappresentati dal Fosso Sant’Angelo, dal torrente Capo la Vena-Fosso Santo Spirito, e dallo spartiacque settentrionale del rilievo, coincidente anche con il confine provinciale tra Pescara e Chieti. L’area è prevalentemente montuosa ed accidentata, con pendenze talvolta superiori al 100%, solcata da profondi valloni con direzione dominante Sud-Est, Nord-Ovest. Il centro storico del paese sorge su uno sperone roccioso con pareti scoscese che si erge tra i’torrenti Capo La Vena a Ovest e Fosso Pietraiata a Est.
Numerose sono le contrade situate nei territori circostanti il nucleo storico; di esse la più grande e popolata è la contrada Piano delle Castagne, poi ve ne sono altre sette (escludendo gli svariati agglomerati di piccole dimensioni): Fonte Arcione, Costa del Colle, Crognaleto, Colle Cauto, Collarso, Pagliari; a queste, infine, si affiancano frequenti casi di abitazioni sparse.
 
Le più antiche testimonianze della presenza umana in zona risalgono all’età del paleolitico e sono state individuate soprattutto sul versante Nord-Ovest della Majella. Si tratta di resti sporadici portati probabilmente dalle stesse genti che si insediarono attorno al lago di Valle Giumentina e che svolgevano abitualmente la caccia su tutto il territorio che si estende in questa parte della montagna[1].
È impossibile stabilire con precisione l’epoca della nascita di Roccamorice; essa non viene mai citata espressamente all’interno del Chronicon Casauriense dell’Abbazia di San Clemente dove sono invece attestate le fondazioni dei centri confinanti e limitrofi di Abbateggio, Castrum Petrae (San Valentino) e Caramanico; nel documento però si trova varie volte menzionato il toponimo generico “Rocca”: “ ...tunc enim quidam Acton, filius quondam Roccae...”, “ltem Ecclesia SS Trinitatis in pertinentis Rocce...”, che non si può comunque riferire con sicurezza a Roccamorice, dato che potrebbe ricondursi anche agli altri centri, frequenti nell’area majellese, la cui prima parte del nome è formata da questo termine.
La nascita di Roccamorice risalirebbe ad un’epoca non precedente al X-XI secolo[2], nel suo territorio esisteva però la chiesa rurale di San Giorgio in Flagiano[3], a cui sembrano correlabili forme di abitato remote, che potrebbero essere anche precedenti l’incastellamento[4].
La zona era comunque da tempo culla delle prime forme eremitiche e cenobitiche, di cui si hanno notizie già dal IX secolo e che si svilupperanno ulteriormente tra il X e XI secolo e ciò lascia supporre che aree abitate, anche se di tipo sparso, non mancassero già dall’alto Medioevo. L’attestazione del nome di Roccamorice è, in ogni modo, piuttosto tarda. Da qualcuno è stato affermato che la prima testimonianza del toponimo, risalente al X secolo, fosse contenuta nel Chronicon di San Bartolomeo di Carpineto, dove si parla di: “una (m) ancilla(m) Mauricula(m) nomine, filiam Rocce, cuius prenomenfuit Morica[5]. Il passo era stato tradotto intendendo che la serva Mauricola provenisse “da quella Rocca il cui primo nome fu Morica”; si tratta evidentemente di una versione errata, mentre, quella esatta, ricondurrebbe il nome Morica adancilla, quindi alla serva, e non a Rocce: “una serva di nome Mauricola, figlia della Rocca, il cui personale[6]fu Morica”. Mauricola tra l’altro ha tutta l’aria di essere un diminutivo di Morica. A conferma viene in aiuto un ulteriore passo della Cronica dove si torna a parlare di Mauricola in questi termini: “et tibi domno... unam mea(m) Anciilam, nomine Mauri(c)urant, cui super nomen[7]est morica filiam Rocce[8], dove in maniera ancora più trasparente il termine Morica rinvia alla serva e non a Rocce. Infine lo stesso curatore nello stilare l’indice delle persone definisce l’ancilla citata: “Mauriura Rocce (anciya, prenomen Morica)[9]. Che poi quella Rocca menzionata fosse proprio Roccamorice è idea allettante ma ancora una volta occorre dire che troppe sono le denominazioni di paesi sostenute da “Rocca” sul territorio abruzzese e tante volte riportate in tale forma generica dai documenti antichi, per poterla con sicurezza riferire alla zona in questione. La tesi di questa originaria attestazione scritta, benché lusinghiera, appare perciò non dimostrabile. La prima testimonianza del nome sembrerebbe invece quella riportata dal Catalogus Baronum (aa. 1150-l168). Neanche H. Bloch, d’altronde, nella sua minuziosa Monte Cassino in the Middle Ages riferisce per il toponimo[10]una menzione antecedente a questa.
NelCatalogus Baronurn si trova scritto Roccam Murici quod est pheudum duorum militumt[11], accanto al toponimo sanctum Angelum descritto come pheudum unius militist[12]che è riferibile, così come suggerito dalla Jamison, all’attuale Sant’Angelo, relativo alla zona dove sorge l’eremo omonimo in territorio al confine tra Roccamorice e Lettomanoppello[13]; nell’a. 1252 si trova de territorio et districtu Rocce morici; apud Roccam Moricam nell’a. 1211 e poi la forma clerici Rocce Murici nell’a. 1308 e de Rocc(h)a Morici (aa. 1324-1326) nelle Rationes Decimarum del XII e XIV secolo. Inoltre anche la forma singola in pertinentiis Roccae, in un privilegio del 1301 riportato dall’Ughelli[14].
Roccamorice apparteneva alla contea di Manoppello la cui più antica testimonianza risale all’anno 1061 e che si era costituita a danno della contea teatina diventando un centro di notevole importanza e ricchezza. Sempre nel Catalogus Baronum si legge che il conte Boamondo di Manoppello possedeva insieme a Roccamorice le terre di Tocco, Cantalupo, Caramanico, S. Angelo. La contea di Manoppello per più di due secoli fu dominio della famiglia Orsini (in ultimo passò a casa Colonna per concessione fattane ad Ascanio Colonna nel 1527). Dopo alcune prepotenze del Conte Napolione Orsini, il re Ladislao con diploma del 20 novembre 1405, incoroporò Manoppello alla città di Chieti insieme alle terre di Letto, Turri, Casale in Contrada e la stessa Roccamorice, togliendola dal demanio regio, con l’ordine che fossero governate dai medesimi regi ufficiali destinati per questa città ma gliele ritolse già nel 1407[15]. In seguito alla congiura dei baroni contro re Ferdinando d’Aragona, alla quale gli Orsini presero parte, la contea di Manoppello fu loro di nuovo tolta e assegnata alla città di Chieti nel 1461. Nel frattempo già dal 1412 a Roccamorice si era insediata la signoria dei Valignani di Chieti che controllava in realtà la quinta parte della “Monda della Majella” e che avrebbe avuto sul paese un dominio durato svariati secoli. Nel 1693 Roccamorice è ancora annoverata tra i feudi dei signori Valignani. Solo nel 1741 subentrano nel possesso del piccolo centro anche i baroni Zambra sempre di Chieti. Nel 1780 Giuseppe Zambra è combarone della terra di Roccamorice per due terzi mentre, la restante parte, appartiene a Giuseppe Valignani duca di Vacri e barone di Roccamorice che poisiede anche il territorio dell’eremo di Santo Spirito. Agli inizi dell’Ottocento nel Regno di Napoli il sistema feudale; da questo momento si formano le Provincie del Regno e i Distretti che includevano al loro interno vari Comuni; anche Roccamorice diventa Comune e inizia lentamente a far capolino una borghesia sempre più influente che andrà a sostituire l’ormai superato potere baronale. A distinguersi nell’attività pubblica sono ora famiglie di notabili come quella dei De Horatiis e dei De Angelis i cui appartenenti, per lungo tempo (fino al primo conflitto mondiale), si avvicenderanno nella carica di sindaco del Paese[16].
Il 28 marzo 1929 con regio decreto n. 634, il paese venne unito, insieme al vicino Abbateggio, a San Valentino in Abruzzo Citeriore nell’ambito di una politica di accorpamento dei piccoli comuni voluta dal Regime Fascista. A San Valentino rimase sottoposto per 17 anni fino al 20 settembre 1946 quando, con un Decreto Legislativo del Capo provvisorio dello Stato, riconquistò la sua piena autonomia.
Se intorno al 1150 Roccamorice è feudo di due militi a cavallo, ciò significa che poteva contare all’incirca sui contributi di quarantotto famiglie. Nel XVI secolo contava invece un centinaio di fuochi[17].
La popolazione oggi supera di poco i mille abitanti ma nel corso del tempo ci sono state forti oscillazioni anche a causa di numerose ondate emigratorie.
Osservando i dati ISTAT, all’indomani dell’Unità d’Italia, Roccamorice contava circa 1796 abitanti; il numero cominciò a crescere fino ad arrivare a 2241 nel 1900. Da questo momento l’ascesa fu abbastanza rapida e nel 1951 il paese poteva vantare addirittura 3060 residenti. A causa dello stato di povertà generale dopo il secondo conflitto mondiale arrivò però la prima forte emigrazione e il numero si abbassò drasticamente: solo l0 anni dopo, nel 1961, Roccamorice contava 2100 abitanti. Da allora la popolazione si è ridotta lentamente fino a raggiungere la cifra attuale.

 


[1]Fu Radmilli durante una ricognizione fatta nel 1952, tra il versante della Majella, il fiume Orfento e il Vallone di Santo Spirito di Roccamorice, a trovare pochi ma interessanti resti catalogati come appartenenti al paleolitico inferiore medio. Per questa notizia e per altre che riguardano gli insediamenti primitivi nell’area, Radmilli 1965, pag. 52 e passim.
[2]Sulla scorta di quanto affermato anche da AA.VV. 1996, pag. 40.
[3]Il nome Flagiano è toponimo prediale che presuppone il nome personale Fladius.; cfr. de Giovanni, 2006, pag. 61. Se nel Chronicon non è nominata Roccamorice si parla però probabilmente di San Giorgio “Sane dominicis incarnarione millesimo nonagesimo tercio, nobilis vir Rainerus, filius quondant Tribuni, obtulit... chartam quamfecerat de S. Giorgìo quondam, castellum et de ecclesiis, videlicet de Sancto Martino, S. Maria de Melano, et de Sancto Flaviano, cunt possessionibus terrarium mille ntodic, runt in Aprutio”. (c. 236v).
[4]Sempre in AA.VV. 1996, pag. 40.
[5]La frase è contenuta all’inizio del secondo libro, al settimo foglio verso e la si può leggere oggi in Fuselli 1996, pag. 99. I libri del Chronicon di San Bartolomeo comprendono un periodo che va dal 962, anno della fondazione del monastero, fino al 1194. Non se ne conosce con esattezza la data di stesura; quello che è probabile è che i primi sei libri furono ultimati prima dell’,Aprile 1195.
[6]In latino praenomen assume diversi significaii tra cui soprattutto quello di “prenome”, o “nome personale” (qualche volta anche “titolo”, “epiteto”). In particolare in Forcellini 1940, pag. 818: “praenomen est appellatio quae nomini gentilitio praeponitur ut Cajus, Marcus, Titus etc.
[7]Super nomen è proprio del latino tardo, nell’a. 969 in Add. ad chronicon Casauriettses presso Murarori. tomo 2, part. 22, col. 958: “…et quererati sunî super warteri qui supernomen vocarur Aczo…”.
[8]Sempre in Fuselli 1996, pag. 158.
[9]Fuselli 1996, pag. 431.
[10]Roccamorice è nominata tre volte in questo testo (Bloch 1986) e precisamente alle pagg. 380, 600 e 887. A pag. 380 il riferimento è relativo ad un certo Nicolaus de Rocca Morisii che nel 1390 fu scelto come priore dai monaci di S Eufemia mentre, nelle altre due citazioni, c’è solo un rinvio alle indicazioni fornite dal Catalogus Baronunt.
[11]Jamison 1972, pag. 183. Roccamorice è indicato come feudo che poteva disporre di due militari a cavallo, come d’altronde, gran parte dei 118 centri riportati nel testo in relazione all’ambito territoriale che era stato proprio della contea di Teate, distribuiti in relazione al peso contribulivo. Considerando che si disponeva di un milite per ogni ventiquattro famiglie, a Roccamorice in quel tempo vi erano regolamente registrare almeno quarantotto famiglie.
[12]Si desume quindi che oltre al centro di Roccamorice e quello di San Giorgio, vi era, nelle immediate vicinanze, quello di Sant’Angelo, più piccolo perché doveva al regno un solo militare.
[13]Si tratta di una zona abbastanza ampia ma disabitata da tempo: nel 1844 il prete di Lettomanoppello, in una relazione pastorale fatta a Mons. Saggese, scriveva che in contrada Sant’Angelo vi era un’unica “villa due miglia distante dal paese verso mezzogiorno anche del tutto distrutta”, cfr. Micati 1995, pag. 1. La contrada doveva collocarsi lungo il sentiero che porta a quella che era un tempo la chiesa di Sant’Angelo di cui oggi resta solo qualche traccia tra cui un androne in cui, su uno zoccolo, era situata la statua dedicata al culto di San Michele Arcangelo (oggi vi è una copia mentre I’originale è stata rimossa dopo alcuni tentativi di furto). Per il toponimo in esame si consulti anche de Giovanni 2006, pag. 62.
[14]Ughelli 1722, lV, pag. 708.
[15]Cfr. De Laurentiis 1904, pag. 20 e segg.
[16]Qualcuno di loro fece anche una brillante carriera politica, Biase de Horatiis fu ad esempio eletto nel 1820 deputato del Regno delle due Sicilie.
[17]Cfr. Giustiniami 1805, pag. 40. Erano 92 i fuochi nel 1532, 124 nel 1545, 120 nel 1561, 138 nel 1595,139 nel 1669.